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MORTE E VITA IN SCENA: Dario Fo e Bob Dylan

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letteredi Franco Romanò

Premessa

La coincidenza temporale dei due eventi starebbe benissimo in una commedia di Dario Fo e Franca Rame e penso pure che la notizia del Nobel a Dylan avrebbe fatto sorridere di contentezza Dario se avesse avuto qualche ora in più di vita per udirla. I due diversi tempi si sono sfiorati, quasi una beffa riuscita o l’ultima battuta di un attore che esce di scena. Fra i due premi ci sono affinità e anche differenze, ma quello che importa notare in prima istanza è che la scelta compiuta dall’Accademia svedese, reitera uno strappo che era già avvenuto con Fo. Tale seconda rottura è più vistosa, dunque il problema è assai più complesso e occorre distinguere i due casi e poi tentare una riflessione di sintesi.

SULLA CADUTA DEGLI IDOLI

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letteredi Gianni Trimarchi

La distruzione dell’illusione non produce la verità, ma solo un altro pezzo di ignoranza, un’estensione del nostro spazio vuoto, un aumento del nostro deserto. (F. Nietzsche)

È recente la notizia del comune di Brescello, commissariato per mafia e del titolare di un bar locale, che a sua volta pare abbia dovuto chiudere a causa di ricatti mafiosi. Questo comune, propriamente, non rappresenta una realtà storica precisa,ma è un luogo simulato, un po’ come la casa di Sherlock Holmes a Londra. La ben nota serie di film degli anni cinquanta con Gino Cervi (Peppone) e Fernandel (don Camillo), nonostante l’origine fittizia,induceva però a credere in una mitologia costruttiva, capace di dare un senso allo scontro, anche duro, fra le forze politiche di governo e quelle di opposizione. In questo “falso” c’era molta realtà, capace di creare una compatta coscienza collettiva nell’Italia del miracolo economico. Sappiamo infatti che ogni sistema culturale ha bisogno anzitutto di costruzioni di senso. Come scrive C. Geertz, occorre che “gli stati d’animo e le motivazioni appaiano come assolutamente realistici” anche se sappiamo che in realtà sono costruiti, perché solo in questo modo si può “uscire dall’indeterminatezza”1.

  1. C. Geertz La religione come sistema culturale, in C,. Geertz Interpretazioni di cultura, trad it Bologna, il Mulino 1966 p 141 []

Umberto Eco e Ida Magli

Written by Franco Romanò. Posted in Articoli, homepage

letteredi Franco Romanò

Premessa

Il destino, talvolta illuminante, ha posto queste due morti l’una accanto all’altra. Resistevo un po’ alle sollecitazioni di Adriano Voltolin a intervenire subito su quella di Eco perché la travolgente marea di peana celebrativi mi sembrava troppo alta per fare spazio a riflessioni più ampie.

La morte di Ida Magli, però, mi ha messo di fronte al mio personale desiderio di parlarne subito e quindi anche alla necessità di interrogarmi sul perché di tale differenza. Non esito a dire che per me Ida Magli è stata una maestra e lo è ancora; questo non mi impedisce di criticare le prese di posizioni sull’Islam, sull’Europa, ma anche di riconoscere, nella sua esasperazione, la radice di alcune verità negate. Su questi aspetti del suo pensiero, tuttavia, credo sia meglio dedicare in futuro una riflessione specifica; sia per evitare una sovrapposizione di piani, sia perché temo che i pochi servizi che le verranno dedicati nei primi tempi, saranno più focalizzati sulle polemiche politico culturali piuttosto che sulla sua opera di antropologa.

Con Eco invece il rapporto è assai più distaccato, più spesso critico.

Umberto Eco: fra semiologia e mediologia

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letteredi Gianni Trimarchi

La morte di Eco ha lasciato attonita l’intera città: alcune migliaia di milanesi sono state al suo funerale, esprimendo un sentito cordoglio. Si trattava probabilmente di persone che non conoscevano le sue opere più significative, ma avevano per lui una sorta di venerazione, forse a causa degli scritti più popolari, ai quali spesso aveva dedicato un ingegno proteiforme, affrontando le più svariate questioni della vita quotidiana, dalle strategie del complotto ai problemi del dolore fisico, o mettendo in atto grandiose costruzioni fantastiche nei suoi romanzi. In tutti questi casi egli esprimeva il desiderio barocco di stupire, che riferiva ad Aristotele, per il quale la stessa filosofia era “la risposta a un atto di meraviglia”.

Il grande successo sociale del Nostro si verifica nella diffusione delle sue opere:Il nome della rosa fu tradotto in quarantasette lingue e stampato in trenta milioni di copie. Sarebbe però ingiusto parlare di Umberto Eco solo in questi termini.

Di corpi, di versi: l’affollata solitudine di Pier Paolo Pasolini

Written by Segreteria. Posted in Articoli, homepage

 Pubblichiamo di seguito cinque lavori attorno alla figura ed al pensiero di Pier Paolo Pasolini.
In un contributo si prende in esame la sua poesia (Rabissi), in un altro il suo essere romanziere con una concezione originale dello sviluppo della lingua italiana (Romanò), in un altro ancora il suo modo di fare cinema (Trimarchi) ed infine le sue idee sulla società che si andava delineando negli anni settanta del Nocecento (Voltolin) e la ridda di ipotesi sul suo omicidio (Giannuli).
La riflessione qui collettivamente proposta non vuole essere solo un omaggio ad un grande intellettuale ma anche sottolineare l’impostazione critica che percorre tutta la sua opera

letteredi Paolo Rabissi

1) Ginnasio-Liceo Alessandro Manzoni di Milano. L’anno il 1957, o il ’58.

Venivo dalla provincia. Mi sembrò una buona idea quella di entrare un giorno in classe con Ragazzi di vita in mano. Non avevo nell’animo nessuna volontà di provocare un bel nulla, mi sembrava che potesse essere un viatico buono per essere accolto tra i miei coetanei, tutti figli della borghesia buona milanese. La futura classe dirigente, ripeteva il preside. Non era nelle mie prospettive una simile destinazione, in mezzo a loro ero straniero per troppi aspetti. Cercavo accoglienza, tra i compagni di classe di Milano. Non era forse la grande e moderna Milano, la città dove le cose succedevano, la città sempre in anticipo sui tempi? E non era forse quella la scuola dove ci si educava alle umane letture?

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