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Appunti sul cinema di Pasolini

Written by Segreteria. Posted in Articoli, homepage

letteredi Gianni Trimarchi

Data la mole non trascurabile di sceneggiature e di film realizzati da Pasolini, non pretendo certo di esaurire l’argomento in poche righe. È tuttavia opportuno fare qualche cenno a questo aspetto della sua produzione, vista l’originalità da lui dimostrata anche in questo campo.

Anzitutto egli tiene ad affermare che l’esperienza letteraria e quella cinematografica non sono antitetiche. Egli tiene a dichiararsi non tanto come regista, specializzato in un ruolo definito, quanto come autore, padrone dell’intera costruzione di senso, anche nel cinema, così come lo era in ambito letterario((1 P. P. Pasolini (colloquio con) Una visione del mondo epico-religiosa in Bianco e nero n. 6, giugno 1964)). Quando si pone nell’ambito delle definizioni teoriche, con un pizzico di ingenuità, egli dichiara che lo specifico del film consiste in una riproduzione del presente, con il carattere del presente storico((2 P. Pasolini, Empirismo eretico, Milano Garzanti, 1972,p 230)). Vedremo tuttavia che i suoi lavori socchiudono orizzonti ben più vasti.

Già infatti nel suo primo film, Accattone del 1961, Pasolini assume in parte codici neorealisti, ma i titoli di testa commentati con un passo della Passione secondo Matteo di Bach ribaltano fin dall’inizio il significato complessivo del lavoro, riportando la sofferenza dei sottoproletari romani da una semplice evidenza ad una dimensione sacrificale, che non è un semplice presente storico.

Pasolini e lo spettro del rimosso

Written by Adriano Voltolin. Posted in Articoli, homepage

letteredi Adriano Voltolin

Quando Pasolini venne ucciso, il 2 novembre 1975, mi trovavo ad un convegno di psicologia organizzato a Bologna da Enzo Spaltro: appena arrivò la notizia dell’assassinio, accanto al cordoglio, molti manifestarono l’idea che ad ucciderlo fossero stati i fascisti. Non era così. Era molto peggio a giudicare dalle varie ipotesi fatte e per le quali preferisco rinviare al lavoro di Aldo Giannuli pubblicato in questa stessa occasione.

In quel novembre del 1975 l’impressione lasciata dagli articoli di Pasolini sul Corriere della Sera nei tre anni precedenti, era molto forte sia per l’ottica che proponevano nel guardare alla società italiana ed ai suo mutamenti, sia per l’eco di polemiche che suscitavano.

Il punto di osservazione di Pasolini faceva perno sul disvelamento di ciò che era sotto gli occhi di tutti: un’operazione che in termini psicoanalitici consiste nella messa a fuoco del meccanismo della rimozione, la Verdrängung freudiana. La rimozione è uno strumento attraverso il quale l’inconscio si protegge dal turbamento che verrebbe prodotto dalla pulsione se, appunto, non vi fosse una protezione contro tale spinta. In termini clinici la rimozione è una difesa diversa da altre assai più potenti, ma anche molto più dannose in quanto danneggiano l’Io, il senso di identità. Freud distingue la nevrosi dalla psicosi anche attraverso il tipo di difese impiegate: lo psicotico cambia la realtà, il nevrotico la deforma per poterla sopportare. La rimozione allontana un contenuto disturbante dalla coscienza consentendo così alla medesima di non prendere atto di qualche cosa che la turberebbe più o meno profondamente.

Pasolini: un assassinio non risolto

Written by Aldo Giannuli. Posted in Articoli, homepage

letteredi Aldo Giannuli

 Il 2 novembre 1975, moriva assassinato Pier Paolo Pasolini. Venne arrestato un giovane di vita, tale Pino Pelosi, che dichiarò di aver massacrato il poeta nel corso di un litigio, seguito al suo rifiuto di determinate prestazioni sessuali richiestegli, poi, in preda al panico, il giovane avrebbe rubato la macchina di Pasolini per fuggire, ma, senza accorgersene, era passato sul corpo del regista, uccidendolo. Nel finimondo giornalistico che ne seguì con sovrabbondanza di spunti a disposizione  (il ruolo politico dell’intellettuale, il degrado delle borgate romane, la condizione omosessuale in un paese cattolico come l’Italia, il giovane borgataro linciato dai media, per aver osato toccare un uomo famoso, l’incontro fra il borgataro e l’omosessuale, entrambi emarginati, l’esplodere della violenza irrazionale, le pulsioni di morte della società tardo capitalistica ecc.) che sviarono l’attenzione dalle troppe incongruenze della spiegazione ufficiale che non venne messa in discussione. Nel solco del delitto del “ragazzo di vita” si iscrisse anche il romanzo di Dominique Fernandez “Nella mano dell’angelo”1 tutto costruito sull’ipotesi che il poeta sarebbe andato incontro al suo destino, coerente con la vita da “uomo contro”.

  1. Bompiani 1983 []

Pietro Ingrao

Written by Adriano Voltolin. Posted in Articoli

letteredi Adriano Voltolin

Quando, sul finire degli anni novanta, decidemmo, insieme ad altri colleghi, di dare vita ad un Istituto di lavoro psicoanalitico che avesse presenti le esperienze più nobili della psicoanalisi al tempo in cui questa si riprometteva di incontrare la sofferenza mentale delle persone che erano ed erano state sottoposte, nel loro vivere all’interno della propria società, a violenze e maltrattamenti di ogni tipo  – si pensava all’Istituto psicoanalitico di Berlino alla fine della prima guerra mondiale, alle esperienze della Tavistock alla fine della seconda, ma anche ai consultori psicoanalitici popolari a Buenos Aires negli anni della dittatura, all’esperienza di Enzo Morpurgo a Milano negli anni settanta e ad altre ancora – avremmo voluto invitare all’inaugurazione Pietro Ingrao. Gli telefonai e lui fu cortesissimo: fu vivamente interessato alle nostre “cose impossibili” e mi chiese di mandargli della documentazione. Si dispiacque che l’età ormai avanzata non gli consentisse più troppi viaggi e volle ringraziarmi per aver pensato a lui per inaugurare un lavoro di quel tipo.

PIETRO INGRAO E LA NOSTRA GENERAZIONE

Written by Franco Romanò. Posted in Articoli

letteredi Franco Romanò

Pietro Ingrao è stata una presenza al tempo stesso lontana e nell’ombra ma che mi ha in qualche modo accompagnato da sempre, in modo asimmetrico e quasi mai a tempo. Oggi mi riscopro a pensare che anche il suo rapporto con la poltica, pur intensissimo, è stato quello di un equilibrista, anche quando sembrava essere al centro, pure con qualche potere non da pco, come quando diresse l’Unità oppure fu eletto Presidente della Camera. Anche in momenti come quelli e per di più nel mezzo di tragedie come quella del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, Ingrao era sempre un altrove, non si risolveva mai completamente nel ruolo e nemmeno nella passione politica strettamente intesa.

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