Articoli
Pasolini: un assassinio non risolto
Il 2 novembre 1975, moriva assassinato Pier Paolo Pasolini. Venne arrestato un giovane di vita, tale Pino Pelosi, che dichiarò di aver massacrato il poeta nel corso di un litigio, seguito al suo rifiuto di determinate prestazioni sessuali richiestegli, poi, in preda al panico, il giovane avrebbe rubato la macchina di Pasolini per fuggire, ma, senza accorgersene, era passato sul corpo del regista, uccidendolo. Nel finimondo giornalistico che ne seguì con sovrabbondanza di spunti a disposizione (il ruolo politico dell’intellettuale, il degrado delle borgate romane, la condizione omosessuale in un paese cattolico come l’Italia, il giovane borgataro linciato dai media, per aver osato toccare un uomo famoso, l’incontro fra il borgataro e l’omosessuale, entrambi emarginati, l’esplodere della violenza irrazionale, le pulsioni di morte della società tardo capitalistica ecc.) che sviarono l’attenzione dalle troppe incongruenze della spiegazione ufficiale che non venne messa in discussione. Nel solco del delitto del “ragazzo di vita” si iscrisse anche il romanzo di Dominique Fernandez “Nella mano dell’angelo” ((Bompiani 1983)) tutto costruito sull’ipotesi che il poeta sarebbe andato incontro al suo destino, coerente con la vita da “uomo contro”.
Pietro Ingrao
Quando, sul finire degli anni novanta, decidemmo, insieme ad altri colleghi, di dare vita ad un Istituto di lavoro psicoanalitico che avesse presenti le esperienze più nobili della psicoanalisi al tempo in cui questa si riprometteva di incontrare la sofferenza mentale delle persone che erano ed erano state sottoposte, nel loro vivere all’interno della propria società, a violenze e maltrattamenti di ogni tipo – si pensava all’Istituto psicoanalitico di Berlino alla fine della prima guerra mondiale, alle esperienze della Tavistock alla fine della seconda, ma anche ai consultori psicoanalitici popolari a Buenos Aires negli anni della dittatura, all’esperienza di Enzo Morpurgo a Milano negli anni settanta e ad altre ancora – avremmo voluto invitare all’inaugurazione Pietro Ingrao. Gli telefonai e lui fu cortesissimo: fu vivamente interessato alle nostre “cose impossibili” e mi chiese di mandargli della documentazione. Si dispiacque che l’età ormai avanzata non gli consentisse più troppi viaggi e volle ringraziarmi per aver pensato a lui per inaugurare un lavoro di quel tipo.
PIETRO INGRAO E LA NOSTRA GENERAZIONE
Pietro Ingrao è stata una presenza al tempo stesso lontana e nell’ombra ma che mi ha in qualche modo accompagnato da sempre, in modo asimmetrico e quasi mai a tempo. Oggi mi riscopro a pensare che anche il suo rapporto con la poltica, pur intensissimo, è stato quello di un equilibrista, anche quando sembrava essere al centro, pure con qualche potere non da pco, come quando diresse l’Unità oppure fu eletto Presidente della Camera. Anche in momenti come quelli e per di più nel mezzo di tragedie come quella del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, Ingrao era sempre un altrove, non si risolveva mai completamente nel ruolo e nemmeno nella passione politica strettamente intesa.
Commento di Cristina Bacchetta sul tema Antigone-Tsipras
Me parece muy bueno el escrito y estamos totalmente de acuerdo.
Pareciera que el poder económico, el de las grandes corporaciones, se hubiera erigido en “Dioses”, detentan los medios de comunicación y a través de ellos han convencido a los pueblos de que el “orden natural” es el dominio económico en manos de unos pocos, y esa sería “la ley”. Ley escrita que transgrede la ley simbólica. También es un orden natural la existencia de pobres y ricos y de países libres y sojuzgados, y además por su propia “culpa”, por no haber respondido a las “leyes del mercado” se trata de una propuesta perversa. La Argentina viene llevando una ardua lucha en relación a los “fondos buitres” que son esas corporaciones sin patria, ni pueblo, que lucran con la pobreza y el hundimiento de los pueblos.
Antigone e l’«ironico abisso»
Le vicende greche hanno assunto negli ultimi tempi un’accelerazione notevole, di cui non mi è dato di cogliere i risvolti economici, mentre mi risultano abbastanza chiari alcuni aspetti rappresentativi, o mediatici.
Con il referendum del 5 luglio avevamo assistito ad un grande trionfo della sinistra, che però dopo solo dieci giorni ha cominciato a spaccarsi, a causa delle trattative con la comunità europea, ritenute da molti greci poco coerenti con le premesse dichiarate fino a poco prima. Il Corriere della Sera di due giorni fa pubblicava l’immagine emblematica di una militante di sinistra che, ad Atene, stava bruciando una bandiera di Syriza!
La Società di Psicoanalisi critica promuove lo studio, la ricerca e la formazione nel campo della psicoanalisi di Freud e di coloro che dopo di lui ne hanno continuato l’opera.
Vuole valorizzare gli aspetti teorici e clinici che fanno della psicoanalisi una scienza che indaga le forze psichiche operanti nell’uomo, in quanto singolo individuo e negli uomini, nelle loro aggregazioni sociali.
“Tutti i numeri dei Quaderni di Psicoanalisi Critica sono reperibili su ordinazione nelle librerie e disponibili presso la Libreria Franco Angeli Bookshop – Viale dell’Innovazione,11 – 20126 Milano.
-
Terzo incontro Seminario DEMOCRAZIA E PSICOANALISI
-
Presentazione libro MEMORIA DELL’UTOPIA. GRAMSCI E NOI di Angelo Villa
-
Secondo incontro Seminario DEMOCRAZIA E PSICOANALISI
-
Primo incontro Seminario DEMOCRAZIA E PSICOANALISI
-
Seminario annuale “DEMOCRAZIA E PSICOANALISI”
-
Video del convegno ETICA DELLA CURA: RIFLESSIONI A PARTIRE DALL’OPERA DI MARIO TOBINO
