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LA PANDEMIA, L’ISOLAMENTO SOCIALE E I SUOI EFFETTI SULLA CLINICA PSICOANALITICA

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letteredi Maria Cristina Bacchetta

Il filosofo sudcoreano Byung Chul-Han parla di una “Società della fatica”. “Società delle prestazioni”

NON POTEVO CREDERCI!

A metà febbraio 2020, pochi giorni dopo il mio ritorno dalle vacanze estive1, una mia collega, con la quale condivido lo studio, mi racconta che sua figlia, che vive a Barcellona, le ha riferito che lì la gente aveva smesso di andare al lavoro, che lavorava da casa.

Ho detto: “E perché? Strano! Non può essere… Deve essere che lo fanno nel loro lavoro” (per il tipo di azienda era possibile). No! La mia collega mi dice che è a causa del coronavirus.

Ma il coronavirus è in Cina!

Tre giorni dopo stavo correndo, io e tutta la mia famiglia, a prendere il vaccino antinfluenzale e due giorni dopo mi stavo preparando per restare a casa e non tornare in studio: sono passati quasi 90 giorni.

LA PANDEMIA E LA NECESSITA’ DI CAMBIARE LA NOSTRA VISIONE DEL MONDO

Written by laura. Posted in Articoli, homepage

letteredi Enrico Perilli

“La realtà è peggiore: all’uomo non è possibile evadere dalla natura, tutt’altro che pacifica e armonica nel suo essere. La teoria dell’evoluzione mostra come si realizzi la sopravvivenza degli organismi più forti e adattabili. Una volta nati siamo destinati a scomparire, e nel frattempo siamo impegnati, in competizione con gli altri viventi, ad assicurare la sopravvivenza ai nostri geni. Tutto ciò ci inquieta e sottomessi alla natura, torna a noi, ancora più urgente, la domanda: dov’è dunque Dio?” Con questa frase inserita in un lungo articolo dell’11 aprile ’20, apparso su Avvenire, Dietrich Korsch, teologo luterano, testimonia il dubbio e la riflessione che anche la teologia si pone sul futuro dell’umanità, o meglio, del Creato, ai tempi della pandemia. Il teologo conclude la sua riflessione sostenendo che “la natura non determina il senso della nostra esistenza poiché nulla ci può separare dall’amore di Dio”. In tal modo prova a risolvere il dubbio che investe tutti noi sul complesso rapporto uomo/natura che è alla base della nostra sopravvivenza e dell’esplosione della pandemia virale.

CORONAVIRUS E LA SOLITUDINE DELLA NORMALIZZAZIONE

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letteredi Mariangela Gariano

Da oltre due mesi ormai il governo italiano ha dichiarato lo stato d’emergenza in ottica preventiva relativamente al rischio di diffusione del virus Covid-19. I primi casi di contagio in Italia sono stati registrati in Lombardia nell’ultima settimana di febbraio, ma soltanto con il decreto del 9 marzo, sono state varate misure più restrittive fino a quelle che vietano ai cittadini di uscire di casa se non per motivi strettamente necessari, quali lavoro, urgenza medica e spese. I locali hanno abbassato le saracinesche da un giorno all’altro, prima ancora le scuole hanno chiuso le porte lasciando a casa gli alunni dai più piccoli ai liceali, che dovranno affrontare i tanto temuti esami di maturità con una preparazione costruita su lezioni online.

L’HARTMAN DI VARESE

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letteredi Adriano Voltolin

In un passaggio di uno scritto relativo alla guerra nel Golfo, Hanna Segal affermava, riferendosi a Tony Blair e a George Bush jr., che era incredibile come atteggiamenti che sarebbero parsi francamente patologici in un cittadino qualsiasi, non apparissero più tali quando li si vedevano in un personaggio politico di un qualche rilievo; si riferiva al fatto che il presidente statunitense ed il primo ministro britannico, dopo aver ammesso che le armi atomiche Saddam Hussein non le aveva mai avute e che loro lo sapevano, non solo avevano mandato in guerra i loro soldati e fatto morire sia i loro che quelli di Saddam, ma chiedevano anche di essere premiati per la loro azione con la rielezione, puntualmente poi avvenuta.

PENSIERI SULL’EPIDEMIA ED EPIDEMIA DEL PENSIERO

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lettere di Giuseppe Viviano

C’è chi scompone in coppie di cifre l’anno 2020, sostenendo che sia l’anno della quarantena. Ovviamente lo dirà per sdrammatizzare, ma non si può escludere che qualcuno ci creda. Credenti nel misticismo o no, è in atto una pandemia, cioè un’epidemia su scala globale.
Nonostante sembri un problema che può essere affrontato solo dal sapere biologico, nel concreto è affrontato non meno dalla politica. In casi di epidemia, infatti, il modo di organizzarsi della società è strettamente legato a quelli che sono i saperi medici presi in considerazione, le informazioni che gli esperti possiedono e comunicano alle forze politiche e l’uso che queste ne fanno.
D’altronde, la cosiddetta medicalizzazione della questione sanitaria è avvenuta nel XIX secolo, come ricorda Frédéric Vagneron.[1]

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