Un giorno devi andare

Written by Adriano Voltolin. Posted in Articoli

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Il film di Giorgio Diritti dovrebbe avere per titolo, pensando all’intreccio odierno tra politica, economia e crisi sociale Un giorno dovrai pure andare.

locandina_un_giorno_devi_andareNon è tanto un’inguaribile fiducia illuministica nella storia a suggerire questa buffa modifica, quanto piuttosto l’osservazione della clinica psicoanalitica che la capacità di sopportare trova un limite nella necessità della tutela degli oggetti buoni interni. Il film di Diritti ci mostra difatti una situazione nella quale l’aggressione selvaggia alla natura ed alle relazioni sociali da parte della società globalizzata si sostiene sulla incapacità degli abitanti delle favelas brasiliane di articolare concettualmente, e quindi organizzativamente, un’opposizione; ma dove anche la stessa dinamica della globalizzazione non vede mai alcun limite invalicabile e finisce per divorare, come dimostra la crisi attuale, la base stessa della propria espansione.

La storia della giovane protagonista, sullo sfondo della dinamica tra distruttività della globalizzazione e strategia di sopravvivenza elementare, ci mostra almeno tre aspetti della fede religiosa (il cattolicesimo è, insieme a quello della globalizzazione, l’altro filo rosso del film) che dispiegano il ventaglio di possibilità che la fede in Dio può avere rispetto al mondo.

Come è noto Freud aveva detto, ne Il futuro di un’illusione, che nella società moderna il ruolo della religione si sarebbe drasticamente ridimensionato: un_giorno_01la scienza avrebbe fatto sì che non fosse più necessario controllare l’inconoscibile attraverso la credenza religiosa. Lacan, al contrario, ci dice che la religione sopravviverà alla psicoanalisi (ed allo scientismo) perché nel mondo moderno il reale si estenderà e la religione è fatta per guarire gli uomini, vale a dire perché non si accorgano di ciò che non va1 ; come Bion, che considera la bugia necessaria alla salute mentale, Lacan avverte che la religione non è semplicemente una via alternativa alla rivolta, ma svolge anche ben altre funzioni. E’ ancora una volta Marx a darci le pagine più articolate ed illuminanti sulla religione. Nel Diciotto brumaio difatti nota come il Vecchio Testamento fornì a Cromwell la spinta per rovesciare l’ordine esistente: la resurrezione dei morti servì in quelle rivoluzioni a magnificare le nuove leve, non a parodiare le antiche; a esaltare nella fantasia i compiti che si ponevano, non a sfuggire alla loro realizzazione; a ritrovare lo spirito della rivoluzione, non a rimetterne in circolazione il fantasma 2 .

Fede come carità. E’ la prima risposta della protagonista al male del mondo ed alla propria condizione di (relativo) privilegio. L’andare con la suora, su una barca, per il grande fiume dando un po’ di soccorso, anche materiale, ai dannati della terra e sollecitando la fede come risposta alla propria condizione è in fondoun_giorno_02 il volto più abbietto della possibile missione del credente nel mondo. Imprenditrice dello spirito è la definizione cruda che la giovane da della suora. Non siamo qui certo alla Compagnia delle Opere, ma è la forma, questa, di fede religiosa che mira prima di tutto al proprio bilancio spirituale ed alla propria affiliazione all’istituzione. Non vi è mai consapevolezza, in questa forma della fede, perché l’ordine sociale non deve venire coinvolto e messo in pericolo. La fede quindi come ballo dell’orso, recita domenicale per la piccola borghesia cittadina italiana degli anni cinquanta, e ostentazione della propria disponibilità nella società dell’immagine. La suora in barca nel film è un po’ come un paziente che fa l’analisi perché vuole divenire analista: dovrebbe innanzitutto curare il suo narcisismo e la sua tendenza all’idealizzazione. Solo quando si fosse liberato dall’idea di fare lo psicoanalista potrebbe avere qualche possibilità di esserlo.

Fede come rassegnazione. Nel piccolo paese ove abitano i famigliari della ragazza non appaiono giovani, vi sono solo persone anziane in un posto ormai dimenticato, come dimenticato era il piccolo paese alpino di un altro grande film di Diritti, e il vento fa il suo giro. La vita è stata estirpata dalla provincia ove vi sono solo paesi per vecchi, per parafrasare Mc Carthy, ma non esiste più nemmeno nelle città ove vivono in contiguità agglomerati di disperati, a Rio, come a Roma o a Milano, e quartieri da sogno (ma sì, anche il Briatore di Crozza aiuta a capire) nei quali niente manca a partire dal superfluo. Le giaculatorie continue delle vecchiette in chiese spettrali – qualche dolcetto come massimo della deroga – sono l’immagine dell’impotenza che illude se stessa su ciò che non capisce. E’ una vuota recita che riempie se stessa della propria eco, preghiere di morti che si credono vivi. Le anziane donne paiono regredire ad una fase orale obnubilata ove il godimento è quello della bocca piena nella quale orazioni morte e dolciumi soavi intorpidiscono e rendono innocui: riedizione contemporanea dei monaci atroci de Il nome della rosa

Fede come anticipazione. E’ l’ultima che appare in scena ed è rappresentata dall’incontro con il piccolo indio che gioca con la giovane protagonista su una spiaggia bellissima e deserta. Si aiutano gli altri a crescere, li si assiste nei loro progressi senza avere per sé altro che quello che la vita stessa, e la terra, ed il sole, ed il mare, possono dare. E’ la fede di Francesco che non fu mai eretico perché non vi era alcun bisogno di proclami. un_giorno_03Era l’idea di vivere come Cristo che costituiva la reale minaccia per l’istituzione. Qui il morto non si impossessa del vivo, ma fornisce l’elemento che consente di aggredire l’esistente nel suo nucleo più profondo: anche al tempo di Francesco e delle grandi eresie pauperistiche la Chiesa era parte stessa del potere sociale ed economico, ed era l’attaccarla nella sua prassi, più ancora che nella sua lettura dei vangeli il vero atto rivoluzionario.

L’insostenibilità della degradazione, ben resa nel film, dalle sequenze ove i rifiuti di plastica e mille cianfrusaglie sono abbandonate al fiume non perché le distrugga ma solo perché le porti in altre terre ancora più disgraziate, a rovinare ancora di più la vita a dannati ancora più dannati, non si può contrastare con uno spirito di comunità che in

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sé – è sempre Marx a scriverlo nei Grundrisse – è contrario alla globalizzazione in quanto le è cronologicamente ben anteriore: era la contraddizione che ormai svariati anni fa Pietro Ingrao opponeva al localismo leghista. I tentativi, che la ragazza sostiene, di organizzare un minimo di resistenza al dilagare del potere dell’economia globale non può reggere in un mondo nel quale la solidarietà non si coniuga mai con l’opposizione, ma al più con la carità della suora o con la rassegnazione delle vecchie perverse.

Ultima considerazione. Il film di Diritti è anche la rappresentazione più nitida di che cosa è un mondo nel quale il comunismo è crollato. Non certo il comunismo dell’URSS di Breznev e di Andropov, ma l’idea che i dannati della terra non sono tali per un destino sovrumano, che è possibile – nel 1917 – e che è persino indispensabile – oggi – che i destini di tutti vengano tolti dalle mani di un potere che non vi vede che strumenti di profitto. Per tornare al

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tema della fede, che mi pare centrale nel film, il Cristo, ci dice Matteo, non porta il perdono ai mercanti, ma porta la spada di chi deve coniugare la speranza

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con la lotta.

Anche la psicoanalisi, suggeriscono Lacan e Bion, non è la riconciliazione con il mondo, l’ortopedia dell’anima. La psicoanalisi, aggiunge il primo, non è una cura, ma un sintomo: un giorno bisogna pure andare.

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  1. Lacan J. Il trionfo della religione Einaudi, Torino 2006, pag.102 []
  2. Marx K. Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte Editori Riuniti, Roma 1964 pag.48 []
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Adriano Voltolin

Adriano Voltolin

Adriano Voltolin, psicoterapeuta, psicoanalista, è Presidente della Società di Psicoanalisi Critica, Direttore scientifico dell’Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica di Sesto San Giovanni (Milano) e Direttore della Rivista “Costruzioni psicoanalitiche”. E’ docente presso il Corso di Teoria Critica della Società presso l’Università di Milano-Bicocca. E’ autore di numerose pubblicazioni sulla teoria e la clinica psicoanalitica.
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