MEMORIA E MENZOGNA

Written by Franco Romanò. Posted in homepage, Ideologico quotidiano

Riporto qui di seguito lo stralcio da un più ampio intervento di Alessandro Portelli pubblicato sul Manifesto il 21 aprile scorso:

Antifascismo oggi significa lotta contro razzismi, discriminazioni, violenze, e non c’è dubbio che queste cose oggi in Palestina, in Kurdistan, e magari in South Dakota, continuano ad accadere. Pretendere di non parlarne significa ridurre il 25 aprile a una mesta e insignificante rievocazione di glorie passate… Molti anni fa, su iniziativa di questo giornale, partimmo in migliaia sotto la pioggia per andare a Milano a dire a Berlusconi, Fini e Bossi che l’antifascismo era vivo. Oggi a Milano sfilano in neonazisti. Chissà dove stanno i «veri» partigiani. Dove stanno i «veri» partigiani il
25 aprile. Con stupide pretese incrociate stiamo riuscendo a realizzare quello che non era riuscito a Berlusconi: cancellare la Festa della Liberazione
.”

L’antifascismo non può che identificarsi con quanto Portelli afferma, ma il punto è proprio questo e cioè che l’orizzonte internazionalista cui fa riferimento, da molto tempo non appartiene più alla cultura di sinistra e se si distacca l’antifascismo da ciò che lo ha alimentato e cioè dalla Resistenza antifascista e anti nazista, ciò che per primo sparisce dall’orizzonte sono proprio le resistenze attuali dei popoli citati da Portelli: da qui alla semplice e insignificante rievocazione il passo è breve e mi porta diritto a un secondo intervento, di Moni Ovadia, sempre sul Manifesto e di cui indico il link.

Fonte: Il manifesto

Originale: https://ilmanifesto.it/la-perversione-del-senso-ultimo-del-25-aprile/

 

Ovadia è come sempre puntuale, lucido e chiaro nel distinguere le responsabilità di uno Stato che deve essere trattato come tutti gli altri (Israele), dalla persecuzione subita dal popolo ebraico nel corso dei secoli e da parte del Nazismo. Ai contenuti del suo intervento non c’è nulla da aggiungere e per molti aspetti dovrebbe essere talmente ovvio nella sua semplicità, da non suscitare clamori di sorta. L’ho indicato tuttavia per intero, dal momento che esso pone molti altri problemi che interessano da vicino anche noi: dal senso da dare alla memoria, ma anche al corredo di menzogne che essa si tira dietro.  Quello che mi distingue da Ovadia è il credito che lui è ancora disposto a dare alle celebrazioni del 25 aprile e che io, pur con grande dolore, non sono più disposto a fare come un tempo. Quanto accaduto quest’anno lo conferma. Lo scollamento fra ampi settori della società e le manifestazioni, nonché lo sfarinamento del senso, erano visibili anche nelle piazze; persino in quelle dove apparentemente tutto andava avanti più o meno come prima (seppure con una partecipazione), come è successo a Milano. Tale perdita di senso è divenuta addirittura eclatante di fronte a un’immagine apparsa sui quotidiani e nel web il giorno dopo: un uomo che sfila nello spezzone di corteo del Pd, vestito di blu e recante in mano un cartello su è scritto Coco Chanel patriota europea. La signora Chanel ha avuto dei meriti indiscussi nel liberare le donne da secolari costrizioni legate al modo di vestire, ma è stata anche una collaborazionista del regime di Vichy; evidentemente il cocktail di ignoranza e stupidità è ormai arrivato a questo punto. Poco valgono le scuse successive del Pd, anche perché, il sospetto che siano diventate obbligate dopo che l’immagine ha girato un po’ troppo, è assai forte. A Milano si dice: se la va’ la g’ha i gamb.

 

MISTERI D’ITALIA.

Proprio in questi giorni un altro accadimento, apparentemente diverso, sta tenendo la scena. Intervenendo a un recente convegno, Il Presidente del Senato Grasso ha rilasciato una dichiarazione che riporto qui di seguito dal sito Palermo today.

Portella della Ginestra, Grasso: “Direttiva per togliere il segreto di Stato, presto la verità”. “C’è una direttiva della Presidenza del consiglio per togliere il segreto di Stato sulla strage”.

Grasso è ritornato anche il 28 aprile sull’argomento e ha chiesto in modo perentorio di aprire gli archivi. La stessa cosa, in termini ancora più eclatanti, Grasso e Boldrini la dissero subito dopo essere stati eletti alle presidenza delle due Camere, perché allora parlarono delle stragi, allargando quindi il campo alla strategia della tensione. Alcuni mesi dopo  Renzi strombazzò che il segreto di Stato sarebbe stato tolto. La nuova sortita di Grasso dimostra che, o non se n’è fatto nulla, oppure che i segreti rivelati dal governo erano già noti da tempo. Sulla seconda ipotesi c’è una certezza perché lo storico Aldo Giannuli, quando vide quali documenti erano stato messi a disposizione, rilasciò un’intervista in cui disse (ricordo a memoria) che essi erano come una raccolta di olive spremute da lui e da altri fino a che era rimasta solo la feccia, cioè le bucce. Giannuli concludeva dicendo che almeno due libri scritti da lui medesimo si erano serviti di quella documentazione imponente che veniva dai faldoni dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni. Tuttavia, tornando al caso specifico di Portella della Ginestra, ci sono alcuni elementi di novità recenti e basta fare un giro neppure troppo sofisticato in Internet per saperlo. Qui di seguito indico alcuni degli indirizzi, da dove si evince la quantità di documenti desecretati negli Usa e nel Regno Unito e messi a disposizione degli storici e di chi li voglia conoscere.

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DOCUMENTI DESECRETATI DELLE ISTITUZIONI AMERICANE

centrostudiamericani.org/documenti-desecretati-delle-istituzioni-americane/

I documenti declassificati sono tutti ottenuti da biblioteche presidenziali (Dwight D. … riguardanti la politica estera e militare degli Stati Uniti a partire dal 1945. … e all’intervento americano dal secondo dopoguerra all’inizio del XXI secolo)

Per ragioni letterarie, mi sono un po’ occupato dei cosiddetti misteri italiani e ho dato una rapida occhiata alla mia biblioteca personale, contando la bellezza di 50 libri; ma se penso alle bibliografie in ciascuno di essi, penso che si potrebbe arrivare ben oltre i cento. Grasso ne conosce almeno qualcuno di questi libri? Ne ha letto almeno uno? Bene, se lo ha fatto o se almeno lo facesse adesso, si renderebbe conto che molti segreti sono solo di Pulcinella, se a questo poi aggiungesse la sua competenza di magistrato che ha seguito importanti processi a Palermo, forse potrebbe già farsi un quadro piuttosto realistico, almeno da un punto di vista politico. Quello che esiste è già abbondantemente vasto per farsi un’idea di quello che è accaduto e non vorrei che Grasso fosse il solo in Italia a non sapere che lo sbarco dell’esercito statunitense in Sicilia nel ‘43, fu preparato insieme ai grandi capi della mafia siciliana esuli negli Usa (una recente e molto documentata puntata di Rai Storia ne ha parlato, ma ci sono anche le trasmissioni di Lucarelli), che conoscevano ancora bene il loro territorio territorio potendo contare su appoggi locali mai venuti meno. Non vorrei che Grasso fosse il solo a non sapere che Salvatore Giuliano e la sua banda e cioè gli autori materiali (probabilmente non i soli) della strage di Portella della Ginestra avevano contatti con le forze alleate e che il cosiddetto separatismo siciliano fu sostenuto dagli americani non perché volevano fare della Sicilia un loro Stato, ma per condizionare in chiave anti socialcomunista le classi dirigenti locali; inaugurando una prassi che è stata usata fino alla fine della Guerra fredda e che non è mai del tutto finita. Ci sono persino interviste di generali americani che denunciano la perplessità e anche l’imbarazzo che loro stessi avevano nel servirsi dei mafiosi.

Tuttavia, su un punto Grasso può avere ragione ed è lo stesso che mise in evidenza Giannuli quando Renzi annunciò con gran clamore la sua intenzione di togliere il segreto di stato sulle stragi. Ci sono due archivi che non sono mai stati aperti e se Grasso nella sua recente esternazione si riferisce a questi, ben venga; ma ne dubito. Il primo è l’archivio Nato e su questo, per farlo aprire almeno un po’, servirebbe uno Stato e un Governo fatto di uomini e donne seri e responsabili. Lasciamo dunque perdere quell’archivio.

Poiché quella di andare a cercare il marcio, e anche la verità, in Danimarca è un vizio tipico delle classi dirigenti italiane sempre alla ricerca di alibi e di finzioni pur di non sapere e di far finta di non sapere, c’è invece un archivio che dipende soltanto dalle istituzioni italiane aprire o non aprire: quello della Presidenza della Repubblica, che si trova a poca distanza dal Senato. Se Grasso vuole davvero cercare qualcosa di più di quello che già si sa, ecco dove può trovarlo: vada da Mattarella e lo chieda ufficialmente, non in un dibattito pubblico con i famigliari della vittime di Portella della Ginestra e di altre vittime, visto che ricopre la seconda carica dello Stato. Tutto questo temo che non accadrà: il primo a opporsi sarebbe il Presidente che in realtà non se n’è mai andato del tutto – Giorgio Napolitano – l’uomo che appena diventato Ministro degli Interni del primo governo Prodi, disse a chiare lettere che non era lì per svelare segreti: voleva rassicurare con quella dichiarazione Federico Umberto D’Amato, il capo dell’Ufficio Affari Riservati, un uomo fra i più oscuri del cosiddetto Stato profondo, il custode di molti segreti se non proprio di tutti; salvo poi – l’ineffabile presidente – piagnucolare in presenza della vedova Pinelli esortando lei e altre vittime a cercare sempre la verità: Ohibò!

C’è un’altra cosa che Grasso potrebbe fare o invitare le istituzioni a fare. Un esponente di primo piano di quella stagione e cioè il generale Gian Adelio Maletti è ancora vivo, abita in Sudafrica ed è ancora assai lucido. Ha quasi cento anni e di certo non rischia nulla: sarei il primo a firmare una petizione perché non gli venisse torto un capello, ma potrebbe essere invitato a parlare e a dire quello che sa, e sa molto, tanto ormai nessuno o quasi di quegli uomini può subire sanzioni giudiziarie.

Tutto questo non accadrà. Sono in troppi in Italia a non voler sapere e la presenza nell’attuale governo di un uomo come Marco Minniti  non può certo essere d’aiuto.

 

I MISTERI  D’ITALIA E IL 25 APRILE.

 

Quanto accaduto in piazza quest’anno e la contemporanea sortita di Grasso coinvolge tutte le istituzioni dell’antifascismo, Anpi compresa, e pone una questione assai semplice. Noi sappiamo e in alcuni casi ci sono pure le prove o una quantità industriale di indizi, ma la verità politica ufficiale sancita con una presa di posizione solenne e simbolica di Governo e Stato (come fu, per esempio, l’inginocchiarsi di Brandt a Varsavia), non può essere detta, se mai solo lasciata trapelare. Tutto questo viene da molto lontano, dal ‘46 e si completò nel ’49 (adesione al Patto Atlantico) con il riciclo in chiave anticomunista di tutti i peggiori arnesi dell’Ovra scampati ai pochi processi. Ci siamo dimenticati che Marcello Guida, questore di Milano ai tempi della strage di piazza Fontana, era il direttore del carcere di Ventotene dove venivano rinchiusi gli antifascisti? E l’amnistia concessa ai fascisti dall’allora Ministro di giustizia Togliatti non ha niente a che vedere con questo? Il doppio canale e le doppia verità hanno più o meno funzionato durante la Guerra fredda, ma hanno cominciato a non funzionare più dopo la caduta del Muro di Berlino. I vecchi repubblichini se ne sono accorti subito, l’antifascismo no e invece di attualizzare quella ricorrenza, cominciando a chiedere da allora l’apertura degli archivi e giocando d’anticipo una battaglia politica che avrebbe permesso di dialogare anche con una diversa generazione, hanno scelto il silenzio; oppure si sono chiusi gli occhi di fronte alle denunce di storici contemporanei ma anche dei risultati delle commissioni parlamentari. Persino un senatore del PCI come Sergio Flamigni è stato in fondo tenuto ai margini di quel partito e anche sull’uccisione di Pio La Torre si è preferito rubricare la faccenda come un semplice delitto di mafia. Se in alcuni momenti storici l’onesta dissimulazione (mi riferisco al modo in cui ne parlano, dopo Torquato Accetto nel XVII secolo, sia Freud che Bion, con modalità diverse ma convergenti) può essere anche virtuosa, se non reca un danno a qualcuno e permette, come ha permesso all’Anpi per esempio, di condurre le sue battaglie; l’esistenza di una doppia verità, che è architettata proprio per arrecare danno agli altri e vantaggi alla propria parte si tramuta in menzogna. Per questo anche le manifestazioni si sono chiuse in una celebrazione sempre più rituale e retorica, specchio di un culto che in Italia ha molti seguaci: l’Ultimo garibaldino, l’Ultimo ragazzo del ’99 e per forza di cose l’Ultimo resistente. La memoria senza attualizzazione e presa diretta sull’oggi è – dice bene Portelli – insignificante

Ricordiamo tutti la manifestazione sotto la pioggia di molti anni, quando Berlusconi arrivò al governo per la prima volta. Portelli ricorda giustamente che fu il Manifesto a lanciarla, non  l’Anpi: fu il canto del cigno, poi le cose si sono trascinate stancamente fin qui.

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Franco Romanò

Franco Romanò

Scrittore, critico letterario e poeta, è vicepresidente della Società di Psicoanalisi Critica. Ha pubblicato romanzi, poesie e saggi critici su varie riviste specializzate. Attualmente è condirettore della rivista “Il cavallo di Cavalcanti”.
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