Padri, padri scomparsi, padri comparse

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anfiteatro

25 Ottobre 2014 – ore 9.30-13.00

Libreria Franco Angeli Bookshop

Piazzetta ribassata davanti al Teatro degli Arcimboldi

(MM5 – Bicocca; Bus 87; tram 7 – fermata Arcimboldi)

Ingresso gratuito

Relatore                   Adriano Voltolin

conduce                   Franco Romanò

 

E’ oramai sapere diffuso che la figura del padre sia, nella società odierna, profondamente diversa da quella che era stata nell’epoca borghese. Non si contrassegna più, infatti, per valori e fondamenti che erano in sintonia con una società caratterizzata da una fase capitalistica espansiva, nella quale ciascuno era più o meno destinato a ricavarsi un posto nel sociale, coerente con la propria provenienza economica e di status. Ma che cosa caratterizza il padre in psicoanalisi e quanto si trova, nella clinica contemporanea, che muti il profilo che, del padre, ci si era potuti fare? Forse la clinica attuale ci aiuta a riflettere su quanto anche nella psicoanalisi sia penetrato di ciò che, nella società e nell’ideologia, era il padre dell’Ottocento e della prima metà del Novecento.

Bambini stranieri

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anfiteatro

24 maggio 2014 – ore 9.30-13.00

Associazione Culturale Punto Rosso
Via Gugliemo Pepe, 14
Milano
Ingresso gratuito

Casi in consultazione psicoanalitica

Discutono il caso:

Andrea Papp (psicologa) – Concetta Russo (antropologa) – Claudio Widmann (psicoanalista)

Il tema che verrà affrontato nei seminari della Società di Psicoanalisi Critica per l’anno 2014 sarà quello del lavoro clinico con bambini nati o vissuti in Italia, figli di una coppia di stranieri, all’interno della quale padre e madre possono anche provenire da paesi diversi e,quindi, con lingue e culture differenti.

La critica americana: Arthur Miller

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letteredi Gianni Trimarchi

L’etica protestante, nel suo autointendimento, si propone una trasformazione della realtà, attuata nella storia. Nell’opera di Miller mi pare si veda la deductio ad absurdum di questo sogno antico, che non si presenta più come una realizzazione obiettiva, ma come qualcosa di irraggiungibile, se non attraverso la menzogna, che conferma i processi

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nella loro patologia, nascondendo dietro ai sogni la verità inconfessabile del fallimento, spesso diffuso in certi contesti1, nei quali il “teatro della provvidenza” diventa il teatro di un’ipocrisia senza speranze.

  1. Mi viene in mente Totò in Siamo uomini o caporali? quando definiva la sua baracca come uno “chalet svizzero”, salvo che lì c’era una sottile e allusiva ironia napoletana, non una malafede perbenista e senza speranza. []

Note a margine di una rappresentazione a Milano di “Death of a salesman” di Arthur Miller

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letteredi Adriano Voltolin

La bellissima regia di Elio De Capitani del dramma Morte di un commesso viaggiatore (Death of a salesman) ci aiuta a considerare il lavoro di Arthur Miller, presentato nel 1949, in una luce parzialmente nuova e diversa rispetto ai temi sempre sottolineati della crisi della famiglia, del sogno americano e del rapporto tra padri e figli. Se si pone attenzione al dramma milleriano avendo presente che solo pochi anni più tardi, tra il 1953 ed il 1954, Adorno, in una serie di conversazioni radiofoniche delineerà il profilo della crisi della famiglia patriarcale così come era stata proposta dalla società, ma soprattutto dalla letteratura borghese[1], risulta più agevole individuare nel drammaturgo statunitense, come nel filosofo tedesco, dei nuclei critici la cui portata dialettica assumerà forme, per noi più familiari, mezzo secolo più tardi.

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