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Autore: Aldo Giannuli

Aldo Giannuli è ricercatore in Storia Contemporanea presso l'Università degli Studi di Milano. www.aldogiannuli.it

Psicoanalisi del muro

di Aldo Giannuli

Il muro di Trump mi ha portato ad alcune riflessioni più generali: Di muri ce ne sono già molti: in Algeria, Marocco, Spagna, Palestina, India, Thailandia, Arabia Saudita, Botswana, Emirati Arabi Uniti, Irlanda. Uzbekistan, Corea, Pakistan, Cipro eccetera. In gran parte sono opere militari per proteggersi da incursioni di gruppi terroristici (come in Marocco contro il Fronte Polisario o in Israele) o di eserciti regolari (come nella parte turca di Cipro), ma sempre più numerosi sono quelli pensati in funzione anti immigrati. E’ interessante notare che in quasi nessun caso il muro ha raggiunto i risultati auspicati, per cui, dopo una fase iniziale di successo, quasi sempre il risultato si è rivelato molto al di sotto delle aspettative. Eppure altri muri o altro tipo di barriere, sono in costruzione, come ad esempio in Ungheria, o al confine italo francese, o se ne auspica la costruzione come in Austria. Ed ora Tump ne vuole un altro fra Usa e Messico, dove, per la verità, un muro c’è già dal 1994, quando lo volle il Presidente Clinton, democratico. Ma dunque, se si sente l’esigenza di un nuovo muro è perché il precedente non ha funzionato. Forse non era abbastanza alto, spesso, lungo o forse aveva troppi buchi.

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Di corpi, di versi: l’affollata solitudine di Pier Paolo Pasolini

 Pubblichiamo di seguito cinque lavori attorno alla figura ed al pensiero di Pier Paolo Pasolini.
In un contributo si prende in esame la sua poesia (Rabissi), in un altro il suo essere romanziere con una concezione originale dello sviluppo della lingua italiana (Romanò), in un altro ancora il suo modo di fare cinema (Trimarchi) ed infine le sue idee sulla società che si andava delineando negli anni settanta del Nocecento (Voltolin) e la ridda di ipotesi sul suo omicidio (Giannuli).
La riflessione qui collettivamente proposta non vuole essere solo un omaggio ad un grande intellettuale ma anche sottolineare l’impostazione critica che percorre tutta la sua opera

letteredi Paolo Rabissi

1) Ginnasio-Liceo Alessandro Manzoni di Milano. L’anno il 1957, o il ’58.

Venivo dalla provincia. Mi sembrò una buona idea quella di entrare un giorno in classe con Ragazzi di vita in mano. Non avevo nell’animo nessuna volontà di provocare un bel nulla, mi sembrava che potesse essere un viatico buono per essere accolto tra i miei coetanei, tutti figli della borghesia buona milanese. La futura classe dirigente, ripeteva il preside. Non era nelle mie prospettive una simile destinazione, in mezzo a loro ero straniero per troppi aspetti. Cercavo accoglienza, tra i compagni di classe di Milano. Non era forse la grande e moderna Milano, la città dove le cose succedevano, la città sempre in anticipo sui tempi? E non era forse quella la scuola dove ci si educava alle umane letture?

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Pasolini: un assassinio non risolto

letteredi Aldo Giannuli

 Il 2 novembre 1975, moriva assassinato Pier Paolo Pasolini. Venne arrestato un giovane di vita, tale Pino Pelosi, che dichiarò di aver massacrato il poeta nel corso di un litigio, seguito al suo rifiuto di determinate prestazioni sessuali richiestegli, poi, in preda al panico, il giovane avrebbe rubato la macchina di Pasolini per fuggire, ma, senza accorgersene, era passato sul corpo del regista, uccidendolo. Nel finimondo giornalistico che ne seguì con sovrabbondanza di spunti a disposizione  (il ruolo politico dell’intellettuale, il degrado delle borgate romane, la condizione omosessuale in un paese cattolico come l’Italia, il giovane borgataro linciato dai media, per aver osato toccare un uomo famoso, l’incontro fra il borgataro e l’omosessuale, entrambi emarginati, l’esplodere della violenza irrazionale, le pulsioni di morte della società tardo capitalistica ecc.) che sviarono l’attenzione dalle troppe incongruenze della spiegazione ufficiale che non venne messa in discussione. Nel solco del delitto del “ragazzo di vita” si iscrisse anche il romanzo di Dominique Fernandez “Nella mano dell’angelo” ((Bompiani 1983)) tutto costruito sull’ipotesi che il poeta sarebbe andato incontro al suo destino, coerente con la vita da “uomo contro”.

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Strage di Parigi e invasione della mente: noi e gli islamici

letteredi Aldo Giannuli

A completamento dello scambio di riflessioni via mail sull’attentato di Parigi, pubblichiamo questo lavoro di Aldo Giannuli, storico,ricercatore universitario presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Statale di Milano che propone un’analisi sullo scontro fra Occidente e Jihadisti condotta attraverso una lettura culturale, psicologica ed economico-politica.

Lo shock da globalizzazione e l’eccidio di Parigi.

Nei primi anni novanta, in un clima di grande euforia, divenne pienamente maturo il processo di globalizzazione, fra aspettative ultra ottimistiche e formidabile sottovalutazione di rischi ed effetti controintuitivi ((ricordiamo Francis Fukuyama, La fine della Storia e l’ultimo uomo,  Bur, Milano 1992; Samuel Huntington , Lo scontro di civiltà, Garzanti Milano 1997; Martin Wolf ,Perché la globalizzazione funziona, Il Mulino, Bologna, 2006)).

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Psicologia, pubblicità e guerra

anfiteatroSabato 10 novembre 2012
ore 9,30/13,00
Associazione Culturale Punto Rosso
Via Guglielmo Pepe, 14
Milano (MM2 – Garibaldi)
ingresso libero

Psicologia, pubblicità e
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guerra

Relatore: Aldo Giannuli

Conduce Guido Bozzini

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