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Adriano Voltolin

Adriano Voltolin

Adriano Voltolin, psicoterapeuta, psicoanalista, è Presidente della Società di Psicoanalisi Critica, Direttore scientifico dell’Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica di Sesto San Giovanni (Milano) e Direttore della Rivista “Costruzioni psicoanalitiche”. E’ docente presso il Corso di Teoria Critica della Società presso l’Università di Milano-Bicocca. E’ autore di numerose pubblicazioni sulla teoria e la clinica psicoanalitica.

Antigone e il santo crimine

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Nel suo intervento al parlamento europeo dell’ 8 luglio, Alexis Tsipras ricorda un celebre passo dell’Antigone nel quale la figlia di Edipo ricorda che esistono leggi degli dei che vengono prima delle leggi degli uomini e che devono venire sempre rispettate anche se vanno contro le leggi emanate dagli uomini (arroganti, aggiunge Antigone). Tsipras ha usato questa citazione per dire che le leggi della giustizia sociale vengono prima delle leggi dell’economia ed a quelle, prima che a queste, dovrebbero richiamarsi dei governanti che hanno a cuore il bene comune.

TRA FREUD E BENJAMIN. Appunti per una psicoanalisi critica

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lettere

di Adriano Voltolin

Nello scoprire, anzi, nell’analisi del piccolo
momento singolo il cristallo dell’accadere
totale (Benjamin I “passages” di Parigi)

 

Premessa

Il viraggio della clinica psicoanalitica kleiniana e lacaniana verso l’approfondimento di questioni riguardanti gli stati primari della mente, la nascita del pensiero e l’esistenza del soggetto come tale, segna uno spartiacque importante tra una concezione del lavoro psicoanalitico inteso come attività che ha per scopo la guarigione da un disturbo – concezione questa preponderante nella psicoanalisi statunitense e che riscontra adesioni crescenti in molte società psicoanalitiche – ed una che invece guarda al lavoro in analisi come un progressivo avvicinamento all’incandescenza del vero, “sei questo” e all’abisso del buco che sta al posto dell’origine.

La psicoanalisi è, nella lezione di Freud, un illuminismo in quanto rischiara il profilo del vero, ma è anche una critica radicale della ragione calcolante che si pone come potenziale strumento di risoluzione dei conflitti. Per citare Freud stesso si potrebbe affermare che il lavoro psicoanalitico consente il passaggio da una sofferenza configurata sulla malattia ad una sofferenza umana.

La magistrale lezione di Jacques Le Goff

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La morte di Le Goff è un’occasione per riflettere, anche da parte degli psicoanalisti, sulla relazione che intercorre tra la scienza e la sua capacità di far progredire la conoscenza complessiva degli individui e della loro vita associata. Non sempre questo nesso appare chiaro allo scienziato che si occupa magari di settori molto specialistici, ma risulta poi evidente dalla lettura critica della sua opera: Einstein, ad esempio, non colse appieno la portata delle sue scoperte sul modo di concepire la vita stessa degli uomini e la sua storicità. Le Goff credo che ne fosse invece consapevole; i suoi studi sul medioevo spaziano dalla storia di quest’epoca tout court, al ruolo specifico dell’immaginario, del corpo, del concetto di Dio. Del pari, la storia della città medioevale si accompagna a quella dei mestieri, del significato del denaro e dell’uso del legno, per non citare che a frammenti l’immenso ambito nel quale – sempre rimanendo all’interno del medioevo – spaziava la sua riflessione.

Note a margine di una rappresentazione a Milano di “Death of a salesman” di Arthur Miller

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La bellissima regia di Elio De Capitani del dramma Morte di un commesso viaggiatore (Death of a salesman) ci aiuta a considerare il lavoro di Arthur Miller, presentato nel 1949, in una luce parzialmente nuova e diversa rispetto ai temi sempre sottolineati della crisi della famiglia, del sogno americano e del rapporto tra padri e figli. Se si pone attenzione al dramma milleriano avendo presente che solo pochi anni più tardi, tra il 1953 ed il 1954, Adorno, in una serie di conversazioni radiofoniche delineerà il profilo della crisi della famiglia patriarcale così come era stata proposta dalla società, ma soprattutto dalla letteratura borghese[1], risulta più agevole individuare nel drammaturgo statunitense, come nel filosofo tedesco, dei nuclei critici la cui portata dialettica assumerà forme, per noi più familiari, mezzo secolo più tardi.

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